Gipeto (Gypaetus
barbatus)
La struttura morfo-funzionale lo rende una specie molto caratteristica:
pur essendo inserito nel gruppo degli avvoltoi, mostra caratteri tipici dei
rapaci predatori che lo discostano dagli altri
rappresentanti del gruppo a cui appartiene, avvicinandolo soltanto al Capovaccaio (Neophron pernopterus). Differisce, ad esempio, dagli altri
avvoltoi per i suoi artigli, ancora adatti al trasporto della preda (come i
rapaci) e non specializzati per la necrofagia, come ad
esempio quelli del Grifone (Gyps fulvus).
Lo studio delle specie estinte
e di quella attuale rivela comunque una progressiva
evoluzione verso la necrofagia con perdita delle
capacità predatorie e modificazione della struttura
del becco (non più adatto a strappare la carne) e delle zampe (non più
utilizzabili a scopo offensivo).
Come il nome stesso suggerisce (dal greco gyps = avvoltoio e aetos
= aquila), il Gipeto è collocabile, da un
punto di vista morfologico, in una posizione intermedia fra l'aquila e
l'avvoltoio. La specie ha, infatti, il corpo più snello e le ali più strette
rispetto agli avvoltoi, con piume timoniere e remiganti più lunghe.
Osservandolo in volo presenta una silhouette più
simile a quella di un grosso falcone che a quella di un avvoltoio.
L'adulto può raggiungere una
lunghezza di 110-
Tali dimensioni possono essere
tranquillamente estese ad entrambi i sessi, in quanto la femmina è in genere
appena più grande del maschio, ma la differenza non risulta
apprezzabile in natura così come, del resto, non vi è diversità negli abiti
stagionali e sessuali. Per tale motivo il sesso viene
determinato tramite l'analisi del DNA.
Nell'adulto il colore del
piumaggio presenta un netto contrasto tra le parti ventrali e la testa, chiare,
e le parti dorsali e le ali, scure.
Le penne timoniere e le penne copritrici delle ali e del dorso, pur essendo di
colore grigio scuro, sono dotate di un rachide biancastro che produce delle
sfumature chiare.
Sul capo, costantemente bianco,
spiccano i ciuffi di vibrisse nere che circondano l'occhio e scendono fin sotto
il becco a formare una specie di "barba" (da cui probabilmente deriva il nome "barbatus" della specie).
L'iride è gialla ed è
circondata da un anello perioculare membranoso di
colore rosso che diventa particolarmente evidente nei momenti di eccitazione.
Una caratteristica particolare
del piumaggio dell'adulto è il colore ruggine del petto e del ventre, che non è
di origine biologica, ma assunto dall'ambiente
esterno.
Sulle cause di tale colorazione
sono state formulate diverse ipotesi, la più accreditata delle quali la
attribuisce al contatto degli uccelli con minerali contenenti sali di ferro. È
stato osservato che il Gipeto adulto è attratto dagli
accumuli di terra o sabbia umida rossastra, nei quali compie tipici
"bagni" cospargendo le parti ventrali del proprio piumaggio con tali
sostanze: la pigmentazione verrebbe ottenuta grazie a
questo comportamento, il cui significato è ancora ignoto.
I giovani hanno un piumaggio
completamente scuro, tranne le penne del dorso che possono presentare apici
biancastri di varia estensione. Essi assumono l'abito adulto verso i 6–7 anni di età, quando raggiungono anche la maturità sessuale, dopo
aver attraversato una serie di più fasi con colorazioni intermedie.
Il Gipeto
è piuttosto longevo (20–25 anni in natura, fino a
Ogni coppia è monogama ed
occupa un territorio che può raggiungere anche i 300 km2 di estensione. Al suo interno possono essere presenti uno o
più nidi, utilizzati alternativamente; la rotazione avviene probabilmente per
evitare che un eventuale danno al nido (occupazione, crollo) comporti una
mancata riproduzione della coppia.
In autunno, dopo le parate
nuziali, la coppia inizia a frequentare il nido, solitamente costruito con rami
secchi e lana, in ampie cavità o su cenge lungo pareti rocciose. La deposizione
avviene fra gennaio e febbraio, e ogni coppia depone solitamente due uova
(tondeggianti, di color crema, con macchie e punteggiature) a 4–7 giorni di
distanza l'una dall'altra.
La cova, che dura 55–60 giorni,
inizia subito dopo la deposizione del primo uovo ed è effettuata
per la maggior parte del tempo dalla femmina, anche se spesso il maschio le dà
il cambio restando sul nido per 2–3 ore al giorno.
La schiusa avviene in marzo,
periodo in cui si ha solitamente un'abbondante disponibilità di cibo. Con lo
scioglimento delle nevi, infatti, vengono alla luce le
carcasse degli ungulati selvatici morti durante il periodo invernale.
Nei piccoli, subito dopo la
schiusa, si manifesta un comportamento particolare: il cosiddetto "cainismo". Si tratta, in pratica, di un
fenomeno di dominanza del primo nato sul fratello più
giovane; sovente il secondo nato non riesce ad ottenere cibo e muore per stenti
entro 24–26 ore dalla schiusa. In osservazioni effettuate in Sudafrica, è stato
notato che il primo nato, anche se apparentemente sazio, continua a prendere il
cibo portato dai genitori, impedendo così al fratello di alimentarsi; solo in
pochi casi è stato, però, osservato un vero e proprio comportamento aggressivo
come quello che si riscontra nelle aquile.
Non sembra che questo
comportamento sia determinato dalla scarsità di cibo (anzi, più i piccoli sono
sazi più sono aggressivi), ma è innato e si manifesta
in tutte le nidiate. Si pensa che il secondo nato abbia semplicemente la
funzione di riserva trofica nel caso in cui il fratello non abbia un normale
sviluppo. Il fenomeno del cainismo è comune tra i rapaci ma si riscontra con questa modalità solamente in
poche altre specie, come ad esempio l'Aquila reale (Aquila chrysaetos) e
l'Aquila anatraia minore (Aquila pomarina).
Dopo la schiusa
i genitori rimangono al nido, alternandosi nella ricerca del cibo che
viene portato ai piccoli con gli artigli. All'inizio i pulli
si cibano esclusivamente di carne e solo dopo 7-8 giorni ingeriscono le prime
piccole ossa. La permanenza degli adulti al nido diminuisce col passare del
tempo.
Dopo l'involo
i giovani rimangono per circa due settimane in una zona circostante il nido.
Dopo un mese sono già in grado di compiere lunghi spostamenti e accompagnano in
volo i genitori. Sul periodo di tempo necessario ai giovani per raggiungere la
completa indipendenza vi sono opinioni diverse: Cramp
e Simmons (1980) parlano di alcuni
mesi mentre Brown (1990) definisce questo periodo in
5 mesi (in Sud Africa). È stato comunque dimostrato
che tale periodo non è determinante ai fini della sopravvivenza dei giovani;
infatti, anche in assenza dei genitori, essi si dimostrano in grado di
procurarsi il cibo autonomamente.
Il Gipeto
si ciba quasi esclusivamente di carcasse di animali,
di cui utilizza in particolare le ossa (circa il 90% della dieta).
L'ampia apertura della bocca,
la parete dell'esofago indurita da cheratina e l'assenza di gozzo, permettono
all'animale di inghiottire ossa anche di 20-
Molte altre specie di rapaci,
che non presentano questa caratteristica, sono costretti a rigettare le ossa
delle loro prede producendo le cosiddette borre.
Le ossa più grosse vengono spezzate dagli adulti lasciandole cadere in volo su
particolari placche rocciose e poi recuperate con estrema agilità e facilità.
La scelta delle rocce usate può essere occasionale, ma
Heredia (1991) riferisce che sui Pirenei ogni coppia
dispone di alcuni "rompitoi" fissi con
superficie liscia, a forte pendenza, esposti a correnti ascensionali che ne
facilitano il sorvolo. Questo è un comportamento innato che i giovani attuano
fin dai primi voli, inizialmente senza conoscerne il significato, poi in modo
sempre più preciso, anche senza la presenza dei genitori.
Questo tipo di
alimentazione richiede, naturalmente, un'elevata disponibilità di
carcasse. Nelle zone in cui si attua l'allevamento allo stato brado tutto l'anno
(Corsica, bassi Pirenei) il Gipeto basa la propria
alimentazione sulle carcasse di bestiame domestico; invece nelle zone montane,
dove le condizioni climatiche non consentono l'allevamento di bestiame
all'aperto durante tutto l'anno, la fonte principale di cibo è costituita dalle
carcasse di ungulati selvatici.
Il consumo giornaliero di cibo
di una coppia si aggira intorno agli 800-
Conseguenza importante
dell'essersi specializzato a nutrirsi in prevalenza di ossa
è che il Gipeto ha ridotto la competizione con gli
altri necrofagi. Poiché un
comportamento aggressivo verso gli altri animali non porterebbe alcun
vantaggio, il Gipeto presenta un atteggiamento
rinunciatario anche nei confronti di commensali di dimensioni minori rispetto
alle sue (gracchi e corvi): quando arriva su una carcassa tende ad essere molto
cauto e all'arrivo di un altro animale (anche conspecifico)
si allontana.
L'attività del Gipeto, a differenza di altri
avvoltoi o di altri rapaci, è evidente fin dalle prime ore del giorno; come
altri veleggiatori (pellicani e cicogne) non utilizza solo le grandi masse di
aria calda in ascesa (le "termiche"), ma anche le correnti dette
"di pendio", provocate dalla deflessione del vento da parte di
ostacoli, e le correnti "d'onda" che gli ostacoli provocano
sottovento. È un ottimo volatore sia in spazi aperti ad elevate quote che a
pochi metri dal suolo quando compie voli di perlustrazione alla ricerca di
carcasse. Occasionalmente il Gipeto può nutrirsi di
Tartarughe, rompendo il possente guscio con la stessa modalità con cui riesce a
spezzare le ossa delle carcasse di cui si nutre.
Un Gipeto
adulto spende tre quarti o più del tempo diurno in volo alla ricerca di cibo.
L'agilità e la capacità di
compiere acrobazie in spazi ristretti è dovuta alla
forma delle ali strette e lunghe e alla coda a forma di cuneo che consente una
notevole manovrabilità.
La diversità del Gipeto rispetto agli avvoltoi si manifesta anche in alcuni
dettagli del volo: esso, ad esempio, non necessita
della lunga rincorsa per il decollo tipica degli avvoltoi, ed in picchiata è
abile come l'Aquila reale (Aquila chrysaetos).
Non si conosce poi lo scopo di
un volo battuto senza spostamenti (detto "Spirito Santo") che il Gipeto a volte attua e che è tipicamente usato da rapaci
più piccoli come il Gheppio (Falco tinnunculus) o il Biancone (Circaetus gallicus)
nelle attività di caccia.
Infine un'azione non rara e
facilmente osservabile nel volo del Gipeto consiste
in certi colpi d'ala battuti verso il basso con le sole punte: sono usati in
modo singolo o intermittenti durante il volo planato.
La distribuzione geografica del
Gipeto è strettamente legata alle aree montane e in
particolare alle montagne meridionali della Regione Paleartica (Europa, Nord Africa e Asia fino al Tibet e all'Himalaya)
e alle montagne orientali e meridionali della Regione Afrotropicale
(tutta l'Africa a sud del Sahara).
Nella zona euroasiatica
l'areale segue l'andamento delle catene montuose alpino-himalayane
e si estende dai Pirenei, attraverso Alpi, Carpazi e Caucaso, fino al Karakorum; il limite settentrionale è rappresentato dalle
Alpi svizzere e austriache e dai monti Altai in
Mongolia. Negli ultimi anni delle copie di gipeti
sono state introdotte nell'area protetta del parco dello Stelvio, ove si sono
adattate perfettamente.
Il Gipeto
in Africa è presente sulla catena dell'Atlante, dal Marocco alla Tunisia, sui
Monti egiziani lungo il Mar Rosso, sull'Acrocoro etiopico e sugli altopiani
dell'Africa orientale fino ai monti del Sudafrica.
Nonostante l'abbondanza di ungulati selvatici delle savane africane, il Gipeto non si è mai insediato in queste regioni
pianeggianti in quanto predilige zone montane con poca copertura boschiva in
cui siano presenti pareti di roccia adatte alla nidificazione.
Secondo una stima
approssimativa si pensa che nel mondo siano presenti 50.000 individui. In
Europa si è estinto, come specie nidificante, in tutto l'arco alpino e in vaste
aree dei Carpazi, dei Balcani e dei Pirenei. Le poche
aree di nidificazione ancora presenti nel vecchio continente sono comprese tra
i 1000 e i
Di recente
alcuni esemplari sono stati
reintrodotti nel Parco Nazionale del Gran Paradiso e nel Parco Nazionale dello
Stelvio.