Capovaccaio (Neophron percnopterus) è un
rappresentante degli Aegypiinae. È il più piccolo avvoltoio africano. Vive anche in tutta l'Europa mediterranea. (In Italia è presente in Sicilia e qualche esemplare viene
segnalato in Calabria, Basilicata e Puglia.) In tutta la penisola si contano
meno di 15 coppie. Il suo piumaggio è bianco, con penne remigatorie nere, cosa
che si nota in modo particolare durante il volo. Nell'area della gola le penne
sono di colore giallastro. Il capo è privo di piume, grinzoso
e giallo chiaro, con penne per il volo di planata a volte rosso-arancia, come
pure la base del becco che è stretta ed ha la punta nera. Le zampe sono giallo chiaro come il becco. L'iride è di colore
brunastro. La coda è di forma conica. Per distinguere i sessi si guarda la
striscia scura, a volte persino nera, nel muso davanti agli occhi. Gli uccelli
giovani hanno il piumaggio inizialmente ocra, un po' maculato e diventa sempre
più bianco fino all'età adulta (circa 5 anni) ad ogni muta. Il muso, privo di
piume, è grigio e l'iride è nera. L'altezza del capovaccaio è di 60-
I capovaccai vivono in
comunità, anche se in piccoli gruppi. Li si vede
spesso anche solo in coppia nella savana. Sono spesso gli ultimi che riescono a
godere della carne delle carogne.
Covano sulle rupi e sugli scogli sulle alture più disparate, in anfratti o
caverne o sotto protuberanze di roccia per proteggersi dagli agenti atmosferici.
I nidi sono di dimensioni spropositate per la dimensione dell'uccello e hanno
un aspetto disordinato, perché rifiuti umani possono venire
intrecciati tra gli sterpi che lo costituiscono, nonché ossa, carta e materiali
di scarto. Il nido é composto di diversi materiali e peli di animale.
Resti di carogne sono accumulati nel nido fino alla decomposizione. La coppia di uova bianche screziate di marrone, sono covate dalla
coppia per 42 giorni. I giovani esemplari cominceranno a volare entro 80
giorni. Alla base della dieta del capovaccaio si trovano le carogne di ogni animale, anche di piccoli animali come rettili,
pesci, insetti e altri invertebrati; consumata é anche la frutta, tuttavia,
almeno durante il periodo riproduttivo nelle aree di svernamento, una grossa
parte della sua alimentazione è legata alla presenza nel territorio del
bestiame ovi-caprino Talvolta i capovaccai cercano qualcosa di commestibile tra
l'immondizia, non disdegnando gli escrementi. Questi avvoltoi, nei quartieri di
svernamento africani, non temono in alcun modo l'uomo, ed in molti villaggi
africani, arrivando a posarsi sui tetti delle capanne o sugli alberi nel bel
mezzo dei villaggi. Invece nel periodo riproduttivo, nelle aree di riproduzione
extra africane, si mostrano molto elusivi e insofferenti alla presenza umana nei pressi del sito di nidificazione. Una
peculiarità di questi uccelli é il consumo delle uova di struzzo; per rompere
il duro guscio di tali uova, questi volatili utilizzano pietre del peso di
circa
Questo rapace è molto raro e
questo rappresenta un problema, perché non sono affatto
nocivi, ma molto utili. Una delle principali cause è la minaccia chimica, che
per gli inquinamenti operati nei vari ecosistemi dall'uso intensivo di insetticidi, pesticidi, diserbanti, rodenticidi, comporta
conseguenze disastrose su molte specie anche di Falconiformi, compromettendone
in vario modo la riproduzione o inducendo comunque turbe più o meno letali.
Altre cause rimangono la caccia, la cattura dei nidiacei, il disboscamento e
gli incendi. In area sudmediterranea uno dei maggiori problemi per la sua
sopravvivenza è costituito dalle trasformazioni ambientali, che negli ultimi
anni hanno portato alla rarefazione delle pseudosteppiche cerealicole ed alla
drammatica diminuzione della pastorizia brada, con conseguenze significative sullo stato di conservazione di questo rapace
(Di Vittorio 2007, Sarà, Grenci e Di Vittorio 2009).
Il capovaccaio é diffuso in
tutta l'Africa, in parte dell' Asia e dell'Europa,
soprattutto in area mediterranea, Italia compresa, nelle Isole di Capoverde e
nelle Canarie.
Alberi
disseccati e savana, evitando unicamente le zone desertiche e la foresta
pluviale.