Scoiattolo volante o petauro dello zucchero (Petaurus breviceps)

Negli ultimi anni lo scoiattolo volante ha cominciato a far parte della vita di molti privati, trasformandosi così in vero e proprio animale da compagnia. I più ricercati e conseguentemente anche i più venduti sono senz'altro i petauri dello zucchero, così chiamati perché sono golosissimi della dolcissima linfa di una particolare varietà di eucalipto. 
Classificazione e specie - Lo scoiattolo volante (noto anche con il nome di petauro dello zucchero) appartiene al vasto gruppo dei Mammiferi, anche se va precisato che non esiste una sola specie di scoiattolo volante, ma esistono anzi ben due sottogruppi a cui appartengono le numerose specie generalmente definite con questo termine. Se gli scoiattoli volanti veri e propri fanno parte del gruppo dei Roditori, non bisogna però dimenticare che esistono i cosiddetti petauri, originari dell'Australia e della Nuova Zelanda e appartenenti all'ordine dei Marsupiali, molto simili agli scoiattoli volanti, ma per certi aspetti più vicini agli opossum. Dunque si tratta di animali alquanto diversi tra loro per quel che riguarda molti aspetti biologici come l'alimentazione, la riproduzione o lo sviluppo, anche se le caratteristiche fisiche potrebbero far pensare che siano strettamente imparentati. Oltre agli scoiattoli marsupiali volanti (ossia i petauri), tipici dei boschi australiani, le altre specie sono diffuse in varie zone del pianeta, dal Nord America alle foreste orientali di Corea e Giappone, dalla Siberia (qui l'unico esemplare di scoiattolo volante europeo) al Borneo, dove risiede il più piccolo tra gli scoiattoli volanti, vale a dire il pigmeo. 
Il "volo" - Caratteristica comune e abbastanza tipica degli "scoiattoli volanti" (intesi in senso generico) è la capacità di rimanere per un tempo relativamente prolungato in aria, dando la sensazione che si tratti di un vero e proprio volo, aspetto cui devono il nome. Tuttavia sarebbe erroneo considerare questo un tipo di volo battuto (o attivo) tipico degli animali volatori (come quello dei pipistrelli per esempio, unici veri volatori tra i mammiferi), ma sarebbe invece più corretto parlare di planata. Tutti gli scoiattoli volanti possiedono infatti una sottile membrana di pelle (il patagio) che unisce le zampe anteriori a quelle posteriori e che consente a questi animali di veleggiare tra un albero e l’altro, come una sorta di paracadute con la coda prensile che funge da timone, raggiungendo in certi casi distanze davvero ragguardevoli (anche 50 metri!). Si tratta di un chiaro adattamento di questi animali all'ambiente forestale in cui vivono, necessario per ottimizzare gli spostamenti in cerca di prede (insetti o piccoli rettili), riducendo nettamente il dispendio energetico. 
Caratteristiche generali - Questi scoiattoli marsupiali volanti vivono mediamente 4 anni in natura, mentre in cattività ci sono stati casi di individui che hanno raggiunto addirittura i 15 anni di età. Il loro aspetto ricorda effettivamente un opossum, con la pelliccia molto morbida e setosa, dalla colorazione grigia e con una banda nera dal naso fino alla base della coda. Anche la coda è grigia (l'ultimo tratto è nero) e molto folta, mentre i fianchi tendono più al bianco-crema. Se si dovesse decidere di tenere in casa uno di questi animali bisogna sapere prima di tutto che il petauro è un animale sociale, abituato a vivere in gruppi familiari di 10-15 individui. Questo significa che, per far sì che sopravviva a lungo, è necessario possedere almeno due individui oppure dedicargli molto tempo, altrimenti potrebbe anche morire di solitudine. Bisogna considerare inoltre che questa particolare specie di scoiattolo volante si lega fortemente alle persone che se ne occupano e riesce anche a riconoscerle dal loro odore. 
Abitudini e orari di attività - I petauri sono animali prevalentemente notturni, non amano dunque ambienti illuminati ed è perciò molto improbabile riuscire a scorgerli in attività durante le ore del giorno, che passano quasi interamente dedicandosi al sonno più profondo, avvolti dalla propria lunga coda. Nelle ore notturne le cose cambiano decisamente e questi tranquilli animaletti si trasformano in un concentrato di iperattività, balzando da un posto all'altro, istinto naturale tipico di questi scoiattoli arboricoli. Altro aspetto da non sottovalutare riguarda le affilatissime unghie, veri e propri artigli, utilizzati per arrampicarsi sugli alberi e aggrapparsi ai tronchi, abitudine che non perdono molto facilmente anche a contatto con l'uomo, provocando in certi casi delle ferite, seppur in modo completamente involontario. È anche per questo che gli scoiattoli volanti non dovrebbero mai essere lasciati liberi in casa da soli, ma sempre sotto controllo onde evitare eventuali danni, oltre che all'arredamento e alle persone, anche agli stessi animali. D'altra parte sarebbe sbagliato anche tenerli sempre in gabbia, dal momento che sono troppo abituati agli spazi aperti e si lascerebbero morire rapidamente in spazi ristretti per tempi prolungati. 
Dieta - La dieta tipica dei petauri si basa prevalentemente sul consumo di frutta e in parte anche di verdure. Nel periodo della riproduzione le femmine necessitano anche di apporti proteici che possono ricavare dalle tarme della farina o in alternativa anche dalla carne per cani o gatti. Non si dovrebbe invece mai fornire ai petauri cibi troppo dolci (zucchero, cioccolato o frutta sciroppata), frutta secca o crocchette per cani (alimenti troppo grassi). 
Distinzione sessi e riproduzione - Infine una curiosità per quel che riguarda la distinzione tra maschi e femmine. Il fatto che siano marsupiali rende tutto più facile poiché solo la femmina è dotata della tipica sacca di questi animali, necessaria per allevare i piccoli appena nati. In età adulta il maschio si riconosce abbastanza facilmente per una particolare zona priva di peli in cima alla testa, sede di una ghiandola che secerne sostanze utilizzate per marcare sia il territorio che la femmina. Solitamente gli scoiattoli volanti in cattività si riproducono senza problemi, con un numero di piccoli (da 1 a 3) che nascono dopo circa una quindicina di giorni dal concepimento e che impiegano circa 4 mesi per diventare completamente autosufficienti.

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