Tartaruga
di Horsfield (Testudo
horsfieldii o Agrionemys horsfieldii)
è un rettile
appartenente all' ordine delle testuggini. È anche
comunemente denominata Tartaruga russa o Tartaruga
delle steppe.
·
Testudo
horsfieldii baluchiorum
·
Carapace leggermente
arcuato, colorazione di base giallo chiara con grandi
macchie nere. Le zampe, la coda e il capo bruno giallastro
con alcune squame nere. Dimensioni:
·
Testudo horsfieldii horsfieldii Armenia, Azerbaigian, Kirghizistan
, Tagikistan, Iran, Afganistan, Pakistan, Cina.
Forma
occidentale - Carapace piatto, liscio e perimetralmente più tondeggiante
rispetto alle altre sottospecie. A metà è quasi del tutto pianeggiante e
caratterizzata da colori di base giallobruni, olivastri o talvolta giallo-oliva
con indistinti disegni neri (non sempre presenti) sui singoli scuti.
Dimensioni:
Forma
orientale - Carapace di colorazione arancio-marrone intenso con delle macchie
scure sbiadite o non delineate. La testa e le zampe di
colorazione marroncina. Dimensioni:
·
Testudo
horsfieldii kazakhstanica,
Kazakhstan, Turkmenistan, Uzbekistan.
Il
carapace è leggermente bombato come quello della T.h.hermanni, la
colorazione varia dall’olivastro-ocra chiaro all’olivastro-marrone con singole
macchie nere sull’apice degli scuti. La testa e le zampe sono macchiettate di
nero. Dimensioni:
·
Testudo
horsfieldii rustamovi (Chkhikvadze,
Amiranashvili & Ataev, 1990), Turkmenistan, Iran.
Il
carapace, dagli scuti molto scuri e bordati di giallo si presenta un po' più
piatto ed oblungo rispetto alle altre sottospecie. Il capo e le zampe hanno una
colorazione nerastra o marroncina. Dimensioni: (femmina),
La
tartaruga di Horsfield è caratterizzata da un carapace arrotondato e
schiacciato con la colorazione che varia dal giallo, all'ocra e all'olivastro a seconda della sottospecie, gli scuti sono macchiati al
centro di nero. Gli scuti del piastrone sono neri bordati di chiaro. In questa
specie l'apice della coda termina con un astuccio corneo (di
dimensioni ridotte rispetto alla T.hermanni), lo scuto sopracaudale è
unito e ogni zampa ha 4 robuste unghie. Sono presenti, non grandi quanto quelli
della T.graeca e spesso appena accennati, una o più coppie di piccoli
tubercoli cornei all'interno delle cosce, nei maschi questi piccoli speroni
sono di dimensione maggiore.
In
base ai recenti dati molecolari/morfologici è stata proposta una nuova
classificazione e frammentazione del genere Testudo ridenominando
Il
riconoscimento del sesso avviene attraverso l’individuazione dei caratteri
sessuali secondari. I maschi possiedono una coda lunga, robusta e grossa alla
base. La femmina ha coda piccola e corta. La distanza dell’apertura cloacale
dalla base della coda è maggiore nel maschio. I maschi adulti presentano una
concavità nel piastrone per facilitare la monta sul carapace della femmina, il
piastrone delle femmine e degli esemplari giovani e subadulti è piatto; l’angolo formato dagli scuti anali del piastrone è
molto maggiore nel maschio; l’altezza degli stessi scuti è però maggiore nella
femmina.
Lo
scuto sopracaudale del maschio è curvo verso il basso, nella
femmina è allineato con il resto del carapace.
Le
testuggini hanno una vista eccellente: sanno distinguere forme, colori e
riconoscono anche persone. Hanno un senso dell'orientamento molto preciso: se vengono spostate qualche centinaio di metri dal territorio
al quale sono molto legate ci ritorneranno in breve tempo. Sono molto sensibili
alle vibrazioni del suolo anche se non hanno un udito
sviluppato. L'odorato invece è ben sviluppato ed ha un ruolo importante nel
riconoscimento del cibo e dei sessi
Nelle
zone aride è presente presso i corsi d'acqua. Gli habitat
delle sottospecie T.h.baluchiorum, T.h.kazakhstanica, T.h.horsfieldii
sono la steppa sabbiosa o argillosa, i margini dei deserti e i pascoli.
Le
tartarughe di Horsfield sono animali ectotermi, nelle prime ore della giornata
dei mesi temperati escono dalle tane e si crogiolano al sole per innalzare la
temperatura corporea ed attivare le funzioni metaboliche. L’esposizione al sole
permette di assumere i raggi UVB atti alla sintesi della vitamina D. Raggiunta
la temperatura corporea necessaria per l'attivazione degli enzimi atti alla
digestione le tartarughe si dedicano alla ricerca del cibo. Con temperature
atmosferiche superiori ai 29 C° diventano apatiche e trovano refrigerio
riparandosi nelle tane. Con la discesa delle temperature si ha la ripresa
dell’attività.
Nel
loro habitat naturale, caratterizzato da lunghi
inverni rigidi e da estati torride prive di precipitazioni, sono attive pochi
mesi l'anno. Le sottospecie T.h.baluchiorum, T.h.kazakhstanica, T.h.kazakhstanica
hanno il loro periodo di attività compreso tra aprile
a luglio perché spesso all’estate torrida ed asciutta segue un inverno precoce
e molto rigido passando così direttamente dall’estivazione al letargo. Per
sfuggire a queste avverse condizioni ambientali scavano buche profonde fino a
Le
tane vengono ricavate in terreni sabbiosi o argillosi
nei periodi di pioggia quando il terreno si ammorbidisce e presentano alla fine
una camera per consentire agli esemplari di girarsi. Spesso le tane ospitano
più tartarughe. Nelle zone dalle condizioni ambientali favorevoli si hanno tane
vicine una con l'altra. In alcune pubblicazioni scientifiche è stato asserito
che, per sopravvivere alle avverse condizioni ambientali del loro areale,
questa specie possa resistere in letargo a temperature
di - 4.8 C°, disponendo di fluidi corporei con funzioni di antigelo. Per altri
autori le temperature minime di sopravvivenza sono di soli 2 C°. La temperatura ottimale per il letargo è di 4°/5 C°. Il
risveglio dal letargo avviene con temperature corporee di 8°/10 C°.
Gli
esemplari allevati nel nostro clima, in autunno, al calare delle temperature,
smettono di alimentarsi anche per più di 20 giorni per poter svuotare
completamente l'intestino da residui di cibo. Diventano sempre più apatici e,
verso novembre o dicembre a seconda della latitudine,
iniziano ad interrarsi e cadono in letargo. La temperatura ideale di letargo,
calcolata nel luogo di interramento è di 5 C°,
temperature inferiori ai 2 C° arrecano danni cerebrali o morte, superiori ai 10
C° le inducono in uno stato di dormiveglia pericoloso per l'esaurimento delle
scorte di grasso necessarie a superare l'inverno.
Il
letargo è una fase metabolica assolutamente necessaria per
questa specie, va impedito solo in caso di malattia o debilitazione.
La
principale causa di morte, nel caso di esemplari
tenuti a svernare all'interno di abitazioni da allevatori improvvisati è
proprio la temperatura, che si presenta troppo alta per consentire il letargo e
troppo bassa per consentire di continuare ad alimentarsi.
In
queste situazioni se si vorrà tenerlo attivo, l'esemplare andrà collocato in un
terrario riscaldato con un punto caldo sui 28 C° ed un punto fresco e
ombreggiato sui 18 C°, con un substrato relativamente asciutto essendo una
specie che teme molto l'umidità. Essenziale è una lampada UVB specifica per
rettili necessaria per la sintesi della vitamina D occorrente per fissare il
calcio atto a un sano sviluppo del carapace e delle
ossa. Se si opta per il letargo, la testuggine andrà
posta in una contenitore protetto dai roditori con una rete metallica. Il
contenitore andrà collocato in un locale buio con temperature tra i 4 C° e gli
8 C° e una bassa umidità ambientale. Il risveglio avviene generalmente nel mese
di marzo ed è legato al rialzarsi delle temperature diurne.
Con
il risveglio inizia il rituale di corteggiamento da parte del maschio che dopo
aver compiuto una serie di giri intorno femmina agita
il capo su e giù davanti al muso della partner per poi a morderla sulla zampe
posteriori per indurla all'immobilità. Il maschio monta sul dorso della femmina
per la copula che avviene con l'estroflessione del pene contenuto nella grossa
coda e in questa occasione emette l'unico verso
udibile di questi rettili per il resto muti. La femmina può arrivare fino a 4
anni di anfigonia ritardata, conservando lo sperma in
un apposito organo, la spermateca, all’interno dell’ovidutto. I maschi durante
il periodo dell'accoppiamento, le femmine gravide e i piccoli tenuti in spazi
ristretti, sono molto aggressivi anche con tartarughe di
specie differenti e spesso nei combattimenti riportano gravi ferite.
Animali
longevi, si hanno notizie di esemplari di oltre 60
anni di età, raggiungono la maturità sessuale intorno ai 10 anni e la taglia
massima intorno ai 20-30 anni. Le Testudo sono
ovipare, le deposizioni avvengono in buche scavate dalla femmina nel
terreno con le zampe posteriori. Le femmine di T.horsfieldii depongono
anche in tre volte, da maggio a giugno, un numero variabile di
uova generalmente in proporzione alla taglia dell’esemplare. Il tempo di incubazione, 2 o 3 mesi circa, e il sesso sono in
relazione con la temperatura. Con temperatura di incubazione
inferiore ai 31,5° si avrà una preponderanza di esemplari maschi, con
temperatura superiore ai 31,5 C° in maggioranza femmine. Giunto il momento
della schiusa, spesso agevolata da una giornata di pioggia, il tartarughino per
rompere il guscio si avvale del così detto "dente dell'uovo", un
tubercolo corneo posto tra le narici e la mascella superiore destinato a
sparire in pochi giorni. La fuoriuscita dall'uovo dura anche 48 ore e in questo arco di tempo viene assorbito totalmente il sacco
vitellino. In caso di condizioni sfavorevoli (inverno precoce), i piccoli di T.horsfieldii
rimangono sottoterra nell'uovo andando in letargo per uscirne nella primavera
successiva. Filogeneticamente prossima alla T.hermanni,
dall'accoppiamento tra esemplari delle due specie c'è la fecondazione delle
uova con nascita di ibridi.
Sono
rettili prettamente vegetariani. Gli esemplari selvatici vivono in un habitat
caratterizzato da lunghi periodi di aridità che li
costringe a nutrirsi di erbe secche, in queste condizioni integrano la loro
dieta mangiando artropodi o chiocciole, queste ultime utili per l'apporto di
calcio del guscio. Saltuariamente non disdegnano escrementi o piccole carogne.
Si nutrono di: fiori, piante erbacee o succulente, bacche, frutta, foraggio
fresco o essiccato, ramoscelli di cespugli, parti
carnose alla base delle piante. Inoltre hanno la particolarità di potersi
nutrire con delle specie vegetali altamente tossiche
per i mammiferi erbivori quali le Ranunculaceae e il papavero da oppio. Questa
alimentazione particolare permette alla tartaruga delle steppe di limitare i
numerosi parassiti che infestano l'apparato digestivo. Gli esemplari allevati
in cattività sono generalmente sovralimentati e non vanno assolutamente nutriti
con: carne, latte, formaggi, alimenti per cani e gatti, uova, pane, latte,
agrumi, kiwi, lattuga.
Il
tarassaco, la cicoria e il radicchio rosso sono alcune delle verdure adatte
alla loro alimentazione per l'alto rapporto di calcio rispetto al fosforo e per
le fibre in esse contenute. Alti apporti proteici e di
fosforo con bassi valori di calcio portano a deformazioni permanenti del
carapace e danni agli organi interni.
Evidente
segno di una cattiva alimentazione è un carapace con gli scuti appuntiti e
scanalati nelle suture, la così detta piramidalizzazione, al contrario un
carapace in forma di una levigata semicalotta ovale è segno di una corretta
alimentazione.