Recenti studi genetico comparativi mettono in dubbio la suddivisione in tre sottospecie
imputando le differenziazioni a fattori ambientali.
Tra tutte le testuggini mediteranee
Carattere distintivo della specie è la presenza sul
piastrone da
Il riconoscimento del sesso avviene generalmente
attraverso l’individuazione dei caratteri caratteri
sessuali secondari. I maschi possiedono una coda lunga, robusta e grossa alla
base ed il caratteristico gonnellino più pronunciato. La distanza dell’apertura
cloacale dalla base della coda è maggiore nel maschio. I maschi adulti
presentano una concavità nel piastrone più accentuata per facilitare la monta
sul carapace della femmina, il piastrone delle femmine e degli esemplari
giovani e subadulti è
piatto. L’angolo formato dagli scuti anali del
piastrone è molto maggiore nel maschio, l’altezza degli stessi scuti è però maggiore nella
femmina, lo scuto sopracaudale del maschio è curvo
verso il basso e nella femmina è allineato con il resto del carapace. I maschi
sono di taglia maggiore rispetto alle femmine. In molti esemplari il sessaggio non è facile e certo, presentando caratteristiche
morfologiche e sessuali fuorvianti quali: monta tra esemplari dello stesso
sesso, coda dei maschi poco sviluppata, scuti del
piastrone con caratteristiche indefinite. Non è raro che la determinazione del
sesso delle femmine possa avvenire solo individuando gli esemplari che
depongono le uova.
Le testuggini hanno una vista eccellente: sanno
distinguere forme, colori e riconoscono anche persone. Hanno un senso
dell'orientamento molto preciso: se vengono spostate
qualche centinaio di metri dal territorio al quale sono molto legate ci
ritorneranno in breve tempo. Sono molto sensibili alle vibrazioni del suolo anche se non hanno un udito sviluppato. L'odorato
invece è ben sviluppato ed ha un ruolo importante nel riconoscimento del cibo e
dei sessi
Le T. marginata sono animali
ectotermi e nelle prime ore della giornata si
crogiolano al sole per innalzare la temperatura corporea ed attivare le
funzioni metaboliche. L’esposizione al sole permette di assumere i raggi UVB
atti alla sintesi della vitamina D. Raggiunta la temperatura corporea
necessaria per l'attivazione degli enzimi atti alla digestione le tartarughe si
dedicano alla ricerca del cibo. Con temperature atmosferiche superiori ai
In autunno, al calare delle temperature, i rettili
smettono di alimentarsi, anche per più di 20 giorni, per poter svuotare
completamente l'intestino da residui di cibo. Diventano sempre più apatici e,
verso novembre o dicembre a seconda della latitudine,
iniziano ad interrarsi o a ripararsi in luoghi protetti e cadono in letargo. In
natura gli esemplari si interrano anche 10-
La temperatura ideale di letargo, calcolata nel luogo di interramento è di
La principale causa di morte, nel caso di esemplari tenuti a svernare all'interno di abitazioni da
allevatori improvvisati è proprio la temperatura, che si presenta troppo alta
per consentire il letargo e troppo bassa per consentire di continuare ad
alimentarsi.
In queste situazioni se si vorrà tenerlo attivo,
l'esemplare andrà collocato in un terrario riscaldato
con un punto caldo sui
Essenziale è una lampada UVB specifica per rettili
necessaria per la sintesi della vitamina D occorrente per fissare il calcio. Se
si opta per un letargo controllato la testuggine andrà
posta in una contenitore protetto dai roditori con una rete metallica, ricolmo
del medesimo substrato del terrario.
Femmina adulta rapportata con un suo piccolo
Il contenitore andrà collocato in un locale buio con
temperature tra i
Con il risveglio inizia il corteggiamento da parte del
maschio con un rituale che prevede inseguimenti, morsi e colpi di carapace alla
femmina. Il maschio monta sul dorso della femmina per la copula che avviene con
l'estroflessione del pene contenuto nella grossa coda
e in questa occasione emette l'unico verso udibile di
questi rettili per il resto muti. La femmina può arrivare fino a 4 anni di anfigonia ritardata,
conservando lo sperma in un apposito organo, la spermateca,
all’interno dell’ovidutto.
Sono rettili prettamente vegetariani. Gli esemplari
selvatici vivono in un habitat caratterizzato da lunghi periodi di aridità che li costrige a
nutrirsi di erbe secche, in queste condizioni integrano la loro dieta mangiando
artropodi o chiocciole, queste ultime utili per l'apporto di calcio del guscio.
Saltuariamente non disdegnano escrementi o piccole carogne. Gli esemplari
allevati in cattività sono generalmente sovralimentati e non vanno
assolutamente nutriti con: carne, latte, formaggi, alimenti per cani e gatti,
uova, pane, latte, agrumi, kiwi, lattuga.
Il tarassaco, la cicoria e il radicchio rosso sono
alcune delle verdure adatte alla loro alimentazione per l'alto rapporto di
calcio rispetto al fosforo e per le fibre in esse
contenute. Alti apporti proteici e di fosforo con bassi valori di calcio
portano a deformazioni permanenti del carapace e danni agli organi interni.
Evidente segno di una cattiva alimentazione è un
carapace con gli scuti appuntiti e scanalti nelle suture, la così detta piramidalizzazione,
al contario un carapace in forma di una levigata
semicalotta ovale è segno di una corretta alimentazione.
Macchia mediterranea
Gli habitat della testuggine marginata sono
tipicamente mediterranei, compresi nella zon fitoclimatica del Lauretum
e caratterizzati da un inverni miti con precipitazioni
moderate ed estati aride con temperature elevate. Questa specie trova rifugio e
nutrimento nella vegetazione bassa cespugliosa della gariga,
gli arbusti della macchia mediterranea e nel sottobosco fino a quota collinare
temperata. In Sardegna gli habitat in cui sono ancora possibili dei
ritrovamenti e sono presenti dei gruppi vitali sono le
dune sabbiose costiere ricche di vegetazione, le pinete costiere di pini
mediterranei con sottobosco di arbusti mediterranei, le leccete
e le sugherete. Si incontrano
esemplari in aree destinate all'uso agricolo quali gli: oliveti, agrumeti e
vigneti.
Originaria della Grecia è presente anche in Italia,
quasi esclusivamente in Sardegna ove risulta
introdotta in epoca storica. Questa specie avendo trovato in Sardegna un habitat ideale si è talmente diffusa da essere comunemente
denominata tartaruga sarda. In epoca preromana veniva importata dagli Etruschi per essere utilizzata nei
riti di inumazione, a Roma resti di carapace furono rinvenuti in una sepoltura
arcaica nei pressi del Lacus Curtius.
Guscio di esemplare ucciso da
un incendio
Sin dall'antichità tenute
come animale da giardino le specie appartenenti al genere Testudo
sono a grave rischio di scomparsa nell'ambiente naturale soprattutto per
fattori antropogenici quali l'agricoltura
meccanizzata e l'uso dei pesticidi, il traffico automobilistico, gli incendi,
la distruzione dell'ambiente naturale e l'urbanizzazione, la cattura illegale e
nella predazione da parte di animali selvatici ( soprattutto per colpa
dell'introduzione negli anni '
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